Io Sono Dorian Dum: recensione di Massimo Rainer

Massimo Rainer autore dell’acclamato romanzo Rosso Italiano
ha scritto una breve recensione di Io sono Dorian Dum. Eccola:

12 passi nella paura.
Sono tendenzialmente contrario ai libri formati da racconti.
Quando sono ottimi come quelli di FABIO MUNDADORI, però, non posso esimermi dal complimentarmi.
lo attendo al varco, alla prova del romanzo.
Se questi sono i presupposti, la supererà brillantemente.
Mundadori conosce la suspance ed è rigoroso nella ricerca e nell’esposizione, muovendosi agevolmente nelle diverse sfumature del noir.
lo consiglio: nulla viene lasciato al caso.

Massimo Rainer



Io Sono Dorian Dum @ Roma 19 Febbraio ore 18 e 30

Un grande del panorama letterario e televisivo nazionale nonché  il gruppo critico letterario tra i più autorevoli del web, presentano la tappa capitolina di Io Sono Dorian Dum.

Biagio il Maestro prefattore Proietti e Marianna I Corpi Freddi De Rossi vi serviranno su un piatto d’argento i dodici racconti dell’antologia e io ve ne racconterò i segreti e retroscena, il tutto ospiti della storica libreria Rinascita Ostiense di Roma.

L’appuntamento è per Sabato 19 Febbraio alla Libreria Rinascita Ostiense,

via Prospero Alpino 48 a ROMAore 18 e 30.

Ci sono tutti i presupposti per un pomeriggio indimenticabile! Vi aspetto!

Io Sono Dorian Dum: recensione di Enrico Luceri

Foto di Cinzia Volpe

Lo scrittore Enrico Luceri, vincitore del Premio Tedeschi 2008,
ha scritto una breve recensione di Io sono Dorian Dum.

Ho letto con interesse Io sono Dorian Dum.
Quello che si nota scorrendo le pagine è l’equilibrio con cui
Fabio Mundadori riesce a passare da un genere all’altro senza perdere d’inventiva.

Non entro nella questione se un racconto piuttosto che un
altro siano più giallo, o noir, o horror, o contaminazioni degli
stessi: ciò che conta è la qualità delle storie e che esista
un’idea di fondo nella definizione della trama,
e solo dopo vengono lo stile o le caratteristiche del genere.

In quest’ottica sarebbe interessante vedere come Mundadori saprebbe confrontarsi con storie più lunghe e articolate, o romanzi.

Enrico Luceri

La foto di Enrico Luceri è di Cinzia Volpe

Recensione di Io sono Dorian Dum su Corpi Freddi

Io sono Dorian Dum, appena dopo il crepuscolo e altri racconti – Fabio Mundadori

“Lo sapevo no? Sarebbe successo. Prima o dopo fa poca differenza, dove ancora meno. Il dubbio vero è come. E se il modo in cui mi uccideranno lo scoprirò tra breve, il buio fitto di questa notte senza luna sa come nascondere il volto di chi mi toglierà la vita”.
Non fatevi ingannare dalla copertina. La bellissima e sensuale donna che vi guarda con occhi provocanti e canini sporgenti non ha nulla a che vedere con la vampiro mania che dilaga in questi ultimi anni. Il suo nome è Karminia, ed è la protagonista di “Appena dopo il crepuscolo” uno dei dodici racconti che compongono il libro di Fabio Mundadori “Io sono Dorian Drum, appena dopo il crepuscolo e altri racconti” pubblicato dalla casa editrice Ego.
Dodici racconti che si leggono piacevolmente in un pomeriggio, meglio ancora se grigio e piovoso come quelli a cui siamo abituati ultimamente. Dodici racconti dove ogni lettore potrà trovare il suo genere preferito, pulp, horror, fantascienza. La scrittura di Mundadori è fluida e coinvolgente. Nelle poche pagine dedicate ad ogni storia c’è tutto, trama, caratterizzazione dei personaggi, stile e…brivido!
I racconti sono tutti ambientati in Italia, i protagonisti sono italiani, ma c’è qualcosa di molto internazionale nello stile di Mundadori. All’inizio ero un po’ diffidente se leggere o meno questo libro perché non amo i racconti, perché le storie di vampiri non mi interessano e perché dubito sempre degli autori italiani che si cimentano con l’horror. E’ un po’ come per il cinema. In Italia c’è sicuramente più talento ma alla fine gli americani ci battono sempre con gli effetti speciali. Temevo perciò di rimanere delusa da questa lettura e invece non è successo, anzi… Mundadori è un autore poliedrico, spazia da un genere all’altro con estrema disinvoltura e l’effetto sorpresa è assicurato.
Dai suoi racconti, infatti, non sai mai cosa aspettarti, sono talmente diversi l’uno dall’altro. C’è una caratteristica che accomuna i dodici racconti. Le storie si svolgono quasi sempre di notte o al tramonto. L’assenza di luce avvolge tutto e tutti in un alone di mistero, accresce le paure, libera la fantasia. E la fantasia non manca a questo scrittore capace di portarci al cospetto di personaggi assurdi (Eroi) o addirittura di Tommaso D’Aquino (Quartana).
Dei dodici racconti quelli che ho apprezzato di più sono tre, e precisamente: 347 dove una voce registrata in una segreteria telefonica ci catapulterà all’interno di un mistero inquietante, Trentanove dove nulla succede mai per caso e Notti di Luna iena con il suo spietato serial killer. Con quest’ultimo racconto nel 2008 Fabio Mundadori ha vinto il primo premio di Giallolatino, un concorso narrativo riservato a racconti gialli, mystery e noir molto particolare in quanto gli scrittori sono obbligati ad ambientare le loro storie nella provincia di Latina.
“La realtà non esiste. Esistono diverse percezioni di uno stesso evento”.

Recensione di Marianna “Mari” De Rossi

Articolo apparso su corpifreddi.blogspot.com

sickgirl.it mi ospita con un’intervista di Barbara Baraldi

Chi è Dorian Dum? Intervista a Fabio Mundadori

Pubblicato Lunedì 29 Novembre alle 18:11

Fabio Mundadori è l’autore di “Io sono Dorian Dum“, una raccolta di racconti tra il noir e il fantasy uscita per Ego edizioni. Dalla prefazione di Andrea Carlo Cappi: State attenti quando incontrate Mundadori.
Può sembrarvi innocente come il Bianconiglio e indurvi a seguirlo fiduciosi. Se già il Paese delle
Meraviglie è in realtà tutt’altro che rassicurante, i luoghi in cui può portarvi lui sono ancora più
inquietanti. Sono oltre la Zona del Crepuscolo.
Il volume è impreziosito da una introduzione di BIagio Proietti. Un estratto: il demone ha un grande pregio, vi porta fino all’orlo degli abissi, ma vi permette di scoprire i misteri del buio, di sondare le tante pieghe del nostro animo…

Ciao Fabio, benvenuto sul magazine di Sick girl. Non posso iniziare questa intervista che con la fatidica domanda: Chi è Dorian Dum?

…e io non posso che dare la fatidica risposta: Dorian Dum non è.
Scherzo ma nemmeno troppo: Dorian Dum è un pretesto per raccontare una storia che non riesco davvero ad immaginare costruita attorno a qualcosa (o qualcuno) di diverso, e che ovviamente non svelerò :)
Dorian Dum è un entità che occupa contemporaneamente più piani dell’esistenza, è la sfida che l’ignoto ci lancia ogni giorno, è quello che ci spinge a guardare nell’ abisso rischiando di farci inghiottire dall’ abisso stesso, è la manifestazione di ciò che esiste ai confini della realtà, confine che troppo spesso rifiutiamo di attraversare. Dorian Dum è qualcosa di diverso per ognuno di noi… e solo alla fine del racconto scopriremo cosa.
Forse.

Qual’è il racconto a cui ti senti più legato? E perché?

Qui siamo di fronte a un pari merito per due racconti.
Il primo è 347, e non potrebbe essere altrimenti, poichè narrativamente è quello mi rappresenta di più. È in questo racconto infatti che il mio modo di scrivere si manifesta in modo chiaro e netto. Senza contare poi che si svolge nella mia città legandosi a doppio filo a uno degli aspetti più affascinanti, anche se meno noti di Bologna.
L’ altro è sicuramente Eroi, il primo racconto in assoluto che ho scritto, e questo sarebbe già un ottimo motivo per amarlo un po’ (ma solo un po’) più degli altri, sennonché Eroi mi ha permesso di affrontare un tema come quello della pedofilia in una chiave diversa da quella in cui viene approcciato normalmente, utilizzando come comprimari una categoria di personaggi (naturalmente NON dirò quale, ma chi ha visto il booktrailer non farà grossi sforzi per capirlo) che nella formazione del mio immaginario hanno avuto un ruolo fondamentale

Sei molto attivo su internet. Pensi che la rete possa essere un alleato per un autore esordiente nella promozione del proprio romanzo?

Penso che la rete con la sua capillarità sia un ottimo alleato per chiunque abbia bisogno di far conoscere ciò che fa sia esso un lavoro o una passione e quindi anche il prodotto letterario di un esordiente come me.
Per quello che mi riguarda direttamente, occupandomi per lavoro d’informatica vivo da sempre a stretto contatto con internet e mi è venuto più facile conoscere in tempi passati determinati meccanismi, che oggi di fatto sono alla portata di tutti, e quindi di sfruttarli al meglio per far conoscere il mio libro.
Ovviamente esiste il rovescio della medaglia. Se da un lato c’è la possibilità di tenere costantemente informati un alto numero di persone sulle proprie iniziative ad un costo prossimo allo zero, dall’altro è sempre in agguato il pericolo di rendere la propria presenza troppo pervasiva, rischiando di ottenere l’effetto contrario: un po’ il corrispondente informatico della sovraesposizione mediatica.
In ogni caso va tenuto presente che si tratta solo di una vetrina. Ritengo che il vero valore aggiunto in casi come il mio, sia il passaparola che nasce unicamente da un prodotto che i lettori giudicano di qualità.
Poi ci sarebbe da fare un discorso sulla distribuzione … ma non credo che sia spazio a sufficienza.

Foto di Cinzia Volpe

La realtà e le certezze vengono sgretolate racconto dopo racconto. Pensi che la letteratura possa mettere a nudo i problemi di questa società?

La letteratura da sempre svolge egregiamente questo compito, probabilmente dipende dal fatto che la maggior parte di chi legge ha, quasi per definizione, una mente aperta, pronta a mettere in discussione le proprie certezze; anche se ciò non significa che poi le cambierà, comunque si crea l’ opportunità affinché un processo di critica abbia inizio e questo sicuramente contribuisce a mettere a nudo i problemi e suggerire magari anche soluzioni. Ma anche in tal caso non è detto che poi vengano perseguite.
Detto questo, a parte il divertimento del tutto personale che provo, credo che (termine davvero azzeccato) sgretolare la realtà porti a creare punti di vista più oggettivi, che di fatto non negano la realtà in quanto tale ma l’ arricchiscono di nuove sfumature, nuovi spunti dai quali partire per nuove storie. E come ben sai gli spunti non sono mai davvero abbastanza.
E per finire come sempre la nostra Sick intervista: puoi salutarci con qualcosa di sick?

Opzione 1: Vi lascio con uno stralcio da un inedito che mi sembra molto Sick scritto quando non sapevo cosa volesse dire Sick 😉

…Ev@ indossava, come sempre, un paio di mutandine di pizzo bianche ed una tshirt dello stesso colore, di un paio di taglie più grande che scivolava scivolando come un drappo sulla quarta abbondante, lasciando intravedere a volte un seno a volte l’ altro, scoprendo i capezzoli che in modo apparentemente casuale guizzavano dalla scollatura. Una danza di carne e stoffa che mescolava sapientemente ostentazione e immaginazione.
E poi quegli occhi tra malizia ed innocenza e le labbra…
Ah! Che avrebbe fatto con quelle labbra se solo avesse potuto!
Ma lui poteva, lo sapeva, Ev@ era sua!
Lei, dopo la solita noncurante passerella davanti al monitor ,si mise supina sull’ enorme lettone rosa sul quale era già appoggiata la tastiera del pc, ammiccò alla web cam e cominciò a digitare…

Barbara Baraldi

La foto di Fabio Mundadori è di Cinzia Volpe

La foto di Barbara Baraldi è di Mirella Malaguti

Recensione di Io sono Dorian Dum apparsa su ilgio.net

C’è una luce che scontorna i confini e dà un senso di sospensione alle cose in un preciso momento del giorno, cioè quando gli ultimi bagliori del sole si stanno spegnendo per dar spazio alla notte. E’ appena dopo il crepuscolo. A questa luce si ispirano le dodici storie noir raccontate da Fabio Mundadori in “Io sono Dorian Dum”. Racconti di omicidi misteriosi, di creature oscure, di lucida pazzia. Eppure calati in una realtà così quotidiana da far apparire tutto plausibile. Il merito di questo libro, oltre ad una scrittura briosa ed accattivante, è il fatto che lo scrittore riesce a dare un’ambientazione nostrana e riconoscibile a storie sull’orlo dell’impossibile. Il racconto di apertura “347” parte da un numero di telefono scritto in un bagno di una discoteca e una voce che dice “Questa è la segreteria telefonica del cellulare di Dorian Dum. Se ascoltate questo messaggio sono già morto” per proseguire in una Bologna sotterranea ed antica, lontana dalla solarità per la quale questa città è conosciuta.
Il noir e il fantasy sono ottimi strumenti per indagare sugli aspetti della vita che sfuggono alla logica: le coincidenze, ad esempio, come nel racconto “Trentanove” il cui protagonista si troverà legato a doppia mandata a questo numero, o le paure che scaturiscono dall’inconscio e materializzano forme tenebrose come in “Zolfo”. Mundadori si muove bene in questi mondi, e riesce a mantenere il lettore in questa luce crepuscolare senza mai fargli fare quel salto confortante verso una realtà solo immaginaria.
Nato a Bologna nel 1966, Fabio Mundadori vive a Latina. Da sempre appassionato di letteratura fantasy e gialli, in questo libro ci dà la sua personale interpretazione del noir, come scrive anche nella postfazione “nel noir niente è come sembra e nemmeno il cattivo è davvero cattivo. Un po’ alla volta ti accorgi che cercare di scrivere noir è come camminare sul cemento fresco: se ti va bene ti sporchi e basta. Se va male, potresti diventare, neanche troppo metaforicamente parlando, parte integrante della Salerno – Reggio Calabria. Ogni tentativo è vietato”
Ha vinto diversi premi con alcuni dei racconti pubblicati in questa raccolta e questo è il suo primo libro. Dedicato al lettore che non teme di addentrarsi in terreni infidi e sconosciuti della mente, che non ha paura dei serial killer meticolosi, né della capacità di vendetta dell’immaginazione.

Recensione di Laura Bonelli

Articolo apparso su ilgio.net

Recensione di Io sono Dorian Dum apparsa su newtuscia.it

IL GATTO NERO, CONSIGLI PER LA LETTURA

(…) Fabio Mundadori, Io sono Dorian Dum (Ego Edizioni, 2010). Dodici racconti per un volume di esordio di uno scrittore pieno di sorprese dove la realtà si colora di toni minacciosi, il tempo e lo spazio si muovono in modo inconsueto in una cupa atmosfera noir in cui ogni certezza viene spazzata via. Ma chi è veramente Dorian Dum? (…)

Recensione di Federica Marchetti

Articolo apparso su newtuscia.it

Recensione di Virtù e Peccato apparsa su arterotica.eu

Virtù & Peccato, uno in bianco candito, l’altro rosso come il fuoco che arde di passione.

Virtù: disposizione morale che induce l’uomo a perseguire e praticare il bene, forza, giustizia, equilibrio, moralità sia nel pubbliche che nel privato, rappresenta l’eterna lotta con il peccato e quindi il male, in molti casi è anche simbolo però di ipocrisia.
Peccato: violare la legge sia umana che divina, trasgredire sotto ogni punto nel pensiero, nel comportamento. Il peccato è considerato come la debolezza umana oppure è la risposta alle tante regole imposte dall’uomo e non dal Divino. Da qui i 7 peccati capitali: Superbia, Avarizia, Lussuria, Ira, Gola, Invidia, Accidia.
Nel nuovo libro pubblicato da Arpanet, si uniscono nella collanaDoubleFace, come la medaglia dalle due facce si fondono creando un’unione perfetta.
Virtù & Peccato nascono insieme e convivono nell’animo umano in un’unica cosa.
Angeli e Demoni … cosa scegliere? E perché scegliere? Una domanda si fa strada nella mente: e se … i demoni non fossero altro che angeli? E gli angeli, demoni?
Il senso del peccato è dentro di noi in ogni momento, il concetto di pulire e lucidare ad ogni costo, l’amore e il desiderio di essere posseduti carnalmente per poi odiarsi per la troppa debolezza. Il suicidio, l’abbandonare e l’inferno. La legge divina è diversa da quella terrena, che in quest’ultima il peccato è diventato sinonimo di vivere le proprie passioni e seguire il cuore, mentre virtù è l’omicidio d’onore.
Ma è davvero tutto così distintamente e categoricamente negativo e positivo, bene o male, virtù o peccato? La virtù che si trasforma in egoismo e regole sociale, anche da chi si dice al di fuori della massa e contro corrente. È facile oltrepassare la linea di confine, è facile perdere la testa e finire nell’oscurità eterna senza anima. Eppure non tutto ciò che luccica è oro e non tutto ciò che puzza è cacca.
Nella Virtù esiste il peccato di sentirsi virtuoso e di essere nel giusto, non è superbia questa? Voi come la definite? In alcuni casi virtuosi lo si diventa per disperazione, si fa penitenza, si cerca di redimersi senza capire però, il sentimento e turbamento altrui, credendo che la sensazione di purezza sia la libertà e il credere. Ma sotto siamo in un certo senso “tutti uguali” o come esclama Serena: ” Siete tutti uguali. Nel bisogno vi lavate le mani”
Due testi mi hanno colpito di più:
Entanglement di Roberto Vaccari: “Hanno bruciato Giordano Bruno e condannato Galilei, nascosto Darwin e ritardato il progresso. Giocano con la morte per dimostrare qualcosa d’indimostrabile, palesano i dubbi come peccati e le certezze come virtù teologali”
Il Faro di Fabio Mundadori” … e allora lui capì … Il faro era solo il luogo dove gli uomini diventavano prigionieri delle proprie rinunce, e solo che aveva rinunicato al bene piu prezioso poteva fregiarsi del titolo di guardiano. Fu allora che si rese conto che da tempo, ancora prima di morire, aveva rinunciato a vivere la propria viva …

Quale è Virtù? Quale è Peccato?

Recensione di Marica Petti

Articolo pubblicato su arterotica.eu