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	<title> &#187; Articoli</title>
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		<title>Lo Spirito “Spy” Di Stefano Di Marino.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 11:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Filomena Cecere]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Filomena Cecere È una gioia e un onore poter intervistare Stefano Di Marino, autore di molti romanzi e racconti e di serie come Il Professionista, Vlad, Jasmine &#8211; la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Filomena Cecere</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/SDM.jpg"></a><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/SDM.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-316" title="SDM" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/SDM-247x300.jpg" alt="" width="247" height="300" /></a>È una gioia e un onore poter intervistare Stefano Di Marino, autore di molti romanzi e racconti e di serie come <em>Il Professionista</em>, <em>Vlad</em>, <em>Jasmine &#8211; la Regina dei Gitani</em> e <em>Julius Colleoni &#8211; Agente di Ventura</em>.</p>
<p>Ciao Stefano, benvenuto e grazie per la tua disponibilità.</p>
<p>I pochi che non ti conoscono con il tuo vero nome, che a volte cambi da Stefano in <em>Steve Di Marino</em>, avranno sicuramente letto o sentito almeno uno dei tuoi molteplici pseudonimi:<strong> </strong><em>Stephen Gunn</em><em>, Xavier Le Normand, Frederick Kaman, Etienne Valmont, Jordan Wong Lee, Alex Krusemark, Gilbert Oury.</em> Considero l’utilizzo dello pseudonimo un gioco intrigante, ma perché l’esigenza di averne così tanti?</p>
<p><strong>Per la verità lo pseudonimo è stato imposto da vari editori anche se, avendo una produzione piuttosto cospicua a volte è stata una necessità per non intasare il mercato. Però è anche vero che scrivendo storie che generalmente(soprattutto negli anni 80/90) erano associate alla produzione anglosassone gli editori ritenevano che fosse più vendibile. Oggi cerco di fare piazza pulita di tutti gli pseudonimi a parte Stephen Gunn che negli anni è diventato un vero marchio e poi avendo firmato <em>Il Professionista</em> così sin da principio non aveva senso cambiarlo. Riguardo al numero degli pseudonimi sono in buona compagnia; autori come John Creasey ne hanno avuti più di 100 e anche Ed McBain(che si chiamava Salvatore Lombino) usava nomi differenti a seconda del genere che affrontava.</strong></p>
<p>I personaggi dei tuoi racconti e romanzi sono sempre molto ben delineati. Hanno minuziose caratteristiche fisiche e caratteriali. Protagonisti, antagonisti e figure secondarie, a tutti dedichi una particolare cura. Sappiamo che sono spesso ispirati a persone reali, amici e conoscenze. Come nascono i tuoi personaggi? Ti lasci semplicemente ispirare da individui del tuo quotidiano oppure elabori e accentui pregi e difetti?</p>
<p><strong>SDM: Come ho spiegato nei corsi di scrittura che ho tenuto sia presso varie associazioni che nel libro <em>Scrivere da Professionisti </em>(Delos, 2010), per me scrivere un libro è come girare un film. Faccio sempre un cast prima di cominciare. Ovviamente personaggi e interpreti sono sempre due cose differenti. Un viso può essere quello di un attore, di una persona incontrata per caso e fotografata, un’amica o magari un personaggio dei fumetti. Però da una prima idea il personaggio si evolve e anche nell’immaginazione prende caratteristiche un po’ diverse dal modello. Invece può capitare, soprattutto con i comprimari, che qualcuno abbia qualcosa in comune con persone reali o ne condivida parte della storia.</strong></p>
<p>Sei uno scrittore poliedrico: autore di t<a title="Letteratura gialla" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Letteratura_gialla#Thriller">hriller</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Noir_metropolitano">noir</a> action e adventure, <a title="Letteratura horror" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Letteratura_horror">horror</a>, urban fantasy e orientale, sceneggiatore di fumetti, saggista, traduttore. Non ti sei fatto proprio mancare nulla. Quale tra queste attività è quella che più ti soddisfa e quale il genere che prediligi (apparentemente domanda retorica considerando la vasta produzione di thriller e noir… ma non si può mai dire!).</p>
<p><strong>Io ho fatto una scelta, quella di vivere di editoria, quindi è abbastanza logico che a più riprese abbia praticato un po’ tutti i ruoli del settore. È una questione di tipo alimentare visto che in Italia non sono molti quelli che possono vivere esclusivamente di scrittura. Oltre alla narrativa che è la mia passione principale nel campo, l’attività principale è quella del traduttore che dopo 20 anni comincia a pesare un po’ ma è utilissima perché ti permette di guardare con estrema attenzione come lavorano gli altri e a ragionare sulle scelte linguistiche. Tutta esperienza che poi viene buona quando devi scrivere tu. Per quanto riguarda le mie preferenze sono per tutta la cultura pulp dal romanzo storico, alla spy story. Al momento i generi che mi interessano di più sono il Nero criminale italiano e l’horror e se capitano buone occasioni cerco di cimentarmi in ogni genere. C’è sempre qualcosa da imparare.</strong></p>
<p>Le tue ultime pubblicazioni sono: <em>Io ti battezzo</em>, racconto per l’antologia “Stirpe angelica”, edito da Edizioni della Sera; <em>Il professionista. Vendetta</em>, Graphic Novel per <a title="Edizioni BD (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Edizioni_BD&amp;action=edit&amp;redlink=1">Edizioni BD</a>; <em>Maschere e pugnali</em>, romanzo breve per “Confidenze”, Mondadori. Ce ne parli?</p>
<p><strong>Ecco come vedi si tratta di esperienze diverse. <em>Io ti battezzo</em> è un’incursione nell’Horror, filone in cui per ora mi son cimentato solo con racconti brevi( apparsi in varie antologie da <em>Bugs</em> a <em>Bad Prisma</em> sino a <em>Onryo</em> che sarà pubblicata alla fine di quest’anno su Urania). Mi piacerebbe scrivere qualcosa di più lungo. E in un certo senso lo sto facendo ma è un progetto di cui parleremo. <em>Vendetta,</em> la Graphic Novel per BD è letteralmente un romanzo illustrato nel senso che doveva essere un fumetto ma poi per ragioni che adesso è lungo spiegare ho dovuto trasformare la sceneggiatura in un romanzo illustrato. Fa parte di quelle storie del nero criminale del <em>Professionista</em> che prediligo. I racconti per Confidenze sono piacevolissimi da scrivere. In effetti uno dei miei campi di interesse è il ‘thrilling’ italiano anni ’70. Devo solo ‘tagliare’ le scene troppo cruente e aggiungere un po’ di romance. Mi piacerebbe rieditarle in una versione ‘completa’. </strong><strong><em>Maschere e pugnali,</em></strong><strong> quest’ultima pubblicata qualche settimana fa è una anticipazione di un romanzo più impegnativo, un thriller parapsicologico che (incrociando le dita) sarà pubblicato nel 2012. Rappresenta una novità nella mia produzione.</strong></p>
<p>Puoi anticipare per i lettori di questo magazine<em> </em>qualche informazione sulle tue prossime pubblicazioni e i prossimi progetti?</p>
<p><strong>Fondamentalmente sto continuando a scrivere per la serie <em>il Professionista</em> che festeggia i suo i sedici anni con <em>Gangland Blues,</em> un romanzo a incastro su cui lavoravo da parecchio tempo ed è il romanzo della Milano criminale dal mio punto di vista, ma Chance Renard tornerà con diverse avventure di stampo più internazionale e decisamente più spy. Poi sto lavorando a un progetto che al momento è ancora segreto. Sono un po’ superstizioso ma si tratta di un lavoro per la libreria in cui si mescolano diversi generi. Spero di potervelo portare a Giallolatino a settembre-ottobre. Poi&#8230; eh ci sono un sacco di altri progetti che ho in testa ma preferirei parlarne se e quanto si concretizzeranno&#8230;</strong></p>
<p>Come hai già anticipato, parteciperai alla 5° edizione di Giallolatino, premio nazionale di narrativa sul giallo, noir e mystery ideato da Gian Luca Campagna. Il prestigioso evento si svolgerà alla fine di settembre 2011. Sarai uno dei tre ospiti d’onore che si cimenteranno nella stesura di racconti ispirati al meraviglioso territorio pontino. Per scoprirne i tratti geografici e storici, l’organizzazione ti condurrà nei luoghi da te scelti nel weekend dal 20 al 22 maggio. Cosa ti aspetti da questa esperienza?</p>
<p><strong>Moltissimo, nel senso che verrò armato di macchina fotografica e immaginazione. La mia idea è scrivere un ‘thrilling’ di quelli che piacciono a me. Tra l’altro, ammetto colpevolmente, di conoscere poco la vostra zona e per me sarà quindi un’esperienza esaltante e del tutto nuova. A presto quindi! </strong><strong>J</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Grazie Stefano, ti aspettiamo con impazienza alla 5° edizione di Giallolatino <a href="http://www.giallolatino.com" target="_blank">www.giallolatino.com</a>.</p>
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		<title>Franco Limardi: noir a tempo pieno</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 11:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Mundadori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Marzo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Mundadori Prosegue in grande stile il mio spazio dedicato alle interviste. Questa volta è il turno di Franco Limardi. Franco grazie per essere qui con noi, si parte [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>di Fabio Mundadori</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Prosegue in grande stile il mio spazio dedicato alle interviste. Questa volta è il turno di Franco Limardi. Franco grazie per essere qui con noi, si parte con la prima domanda!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/Franco-Limardi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-303" title="Franco Limardi" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/Franco-Limardi.jpg" alt="" width="170" height="194" /></a>Chi è Franco Limardi quando non fa lo scrittore?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uhmm… domanda difficile, anche perché lo scrittore è sempre all’erta, nel senso che nella vita quotidiana, basta una parola, un’immagine, per far scattare immediatamente l’interruttore e portarmi a fantasticare su quegli elementi, a chiedermi come potrei utilizzarli in una storia su cui sto già lavorando o se quello spunto, valga la partenza di una nuova storia. Per il resto credo di essere un compagno di vita sopportabile, un padre cauto, un amico affidabile e discreto, un passabile insegnante…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa ti ha portato a scrivere storie noir o comunque “di genere”?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In realtà autore “noir” mi ci sono trovato, nel senso che il mio primo romanzo “L’età dell’acqua” era stato scritto in modo spontaneo e per nulla pianificato. Semplicemente mi era venuta in testa quella storia in cui c’era la violenza, in cui c’era la città con la sua disperazione, c’erano i miei personaggi assolutamente metropolitani e poi, quando la casa editrice, la “DeriveApprodi” mi mandò il bozzetto della copertina con la frase che avrebbe accompagnato il lancio del romanzo, scoprii che ero “L’autore emergente del noir”: ho sorriso, mi sono detto “Beh, non lo sapevi, ma sei noir” e poi ho pensato a continuare la storia su cui stavo lavorando in quel periodo. Per gli altri due romanzi, il mio lavoro è stato più consapevole, nel senso che sapevo di utilizzare stilemi e topos del genere, ma non mi sono mai seduto alla scrivania dicendo “bene…adesso qui ci mettiamo il locale fumoso e losco in cui il protagonista incontra il suo informatore” o cose del genere. Dico semplicemente che mi piace raccontare storie che leggerei o vedrei volentieri al cinema, fin qui sono stati “noir”, ma non mi sento necessariamente legato a questo tipo di letteratura. Sia chiaro che non la disprezzo, non sento il peso di questa definizione, se qualcuno me l’affibbia; mi ritengo, più onestamente, libero di raccontare </strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-308" title="lungo la stessa strada" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/lungo-la-stessa-strada-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ciò che mi va, se domani sarà una fiaba…beh, va bene anche quella. Mi accorgo però di non aver risposto completamente alla tua domanda; ho sempre amato un certo tipo di letteratura e di cinema, in cui, dietro a storie fosche, disperate, metropolitane, si nascondevano delle riflessioni sulla condizione umana, sull’esistenza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Con i personaggi principali dei tuoi romanzi ho notato che hai un rapporto abbastanza singolare: raramente sopravvivono all’ultimo capitolo. Esiste un motivo particolare per questa scelta?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voglio bene ai miei personaggi…e il riscontro di pubblico che hanno avuto alcuni di loro, suggerirebbe di serializzarli, di farli diventare protagonisti di più romanzi, però devo confessare di temere la serializzazione, perché ho paura che il personaggio perda profondità e sfaccettature del carattere, per diventare una figura statica e piatta, capace di dire e fare sempre le stesse cose. Mi devo divertire quando scrivo, la costruzione di un carattere con elementi diversi mi porta anche ad amare di più i miei personaggi; è come </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>se conoscessi una persona nuova e la scoprissi passo dopo passo. Forse, penso anche che un protagonista seriale, non possa avere un carico di drammaticità adeguato, nel senso che a me piacciono i personaggi che si trovano di fronte a situazioni forti, a scelte drammatiche e in queste circostanze, svelano il loro essere più profondo; se io mettessi di fronte a una serie di drammi sempre lo stesso personaggio, probabilmente l’effetto scivolerebbe facilmente nel comico; il lettore potrebbe anche dire “E va beh…ma non ci credo, tutte a lui capitano!”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In molte delle storie che scrivi l’ambientazione sembra assumere un ruolo di secondo piano; spesso non riporti i nomi delle città o dei paesi ed eviti qualunque riferimento toponomastico. È una scelta deliberata? E se sì, in che modo la ritieni funzionale alla narrazione?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi piace giocare con i luoghi. Le mie città sono vicine a quelle reali, ma non ne sono la raffigurazione fedele; cambio i nomi delle strade e delle piazze, sposto i quartieri, ma lascio elementi che possano farli ritrovare dal lettore. E’ un gioco che faccio con i lettori, ma anche il tentativo di evitare una localizzazione troppo marcata, una “regionalizzazione” se vuoi, perché il commissario fiorentino, piuttosto che il maresciallo veneto o il detective milanese, chiudono gli orizzonti del personaggio, a mio avviso, lo costringono in quel luogo e mi sembra che facciano perdere di “universalità” al personaggio. Un territorio indefinito, un luogo non luogo, concentra l’attenzione del lettore sui caratteri, sulla dimensione psicologica dei personaggi che è quello poi che m’interessa di più. Non è che poi sia così ottemperante a questa impostazione, a ben vedere, nel senso che a caratterizzare il teatro in cui recitano i miei personaggi, ci sono i loro modi di parlare, che spesso hanno tratti anche dialettali, marcati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il bellissimo romanzo “<strong>Anche una sola lacrima</strong>”, è uscito anche in versione audiolibro. È stata una scelta editoriale che resterà isolata o pensi che il destino dei libri, almeno nell’ambito del largo<a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/anche-una-sola-lacrima-audio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-304" title="anche una sola lacrima audio" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/anche-una-sola-lacrima-audio.jpg" alt="" width="300" height="407" /></a>consumo, sia al di fuori della dimensione cartacea ?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non sono contrario né agli audiolibri, né agli e-book, anche se personalmente, come lettore, ho bisogno della carta e delle pagine da sfogliare. Credo che per quanto affascinanti possano essere queste “versioni” diverse del libro, l’oggetto fatto di carta e inchiostro non possa essere sostituito, non completamente. Per quanto riguarda i miei romanzi, dovrebbero uscire presto gli e-book sia di “Anche una sola lacrima” come de “I cinquanta nomi del bianco”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso romanzo compare per la prima volta Lorenzo Madralta . Quanto c’è di te in questo riuscitissimo personaggio?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutto! Non è vero…è che sono geloso di Madralta, perché è amatissimo dalle lettrici; se fosse “sulla piazza” farebbe una strage e così lo rincorro nella vana speranza di rubargli un pochino del suo appeal. Adesso ti rispondo seriamente, ma evitando, spero, i luoghi comuni; credo che l’autore debba identificarsi con i suoi personaggi, debba dare loro autenticità e per farlo, sia costretto a dare un po’ di sé ad ognuno di loro, almeno a quelli più importanti, a dare pregi e difetti, punti di vista, convinzioni e valori di una persona realmente esistente. Poi il personaggio può permettersi di non avere le debolezze e le cadute della quotidianità, quelle che, invece, colpiscono l’autore. Comunque devo essere sincero, non so quanto ci sia di me in questo personaggio, bisognerebbe chiederlo a chi mi conosce, forse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Domanda “tormentone”: se ti chiedo di pensare al libro che hai letto e che ti è piaciuto di più, qual è “di getto” il primo che ti viene in mente e perché?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non lo so. Me ne vengono in mente contemporaneamente almeno dieci, cento…forse sarebbe più facile dirti quello che non mi è piaciuto…mi dispiace Fabio, mi arrendo, non riesco a indicartene uno solo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel tuo percorso di scrittore hai pubblicato con molti editori di varia caratura. Puoi dirci cosa cambia nel rapporto scrittore editore in funzione delle dimensioni di quest’ultimo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per la mia esperienza, devo dirti che non ho notato enormi differenze; forse con una casa editrice più grande, hai maggiore visibilità, più attenzione da parte dei media, però sei in compagnia di tanti altri scrittori e alla fine, devi accontentarti, diciamo così, del supporto che ti possono dare. Una casa più piccola, ti dà più spazio, ma poi bisogna vedere effettivamente le “forze” di cui dispone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dell’ultimo tuo romanzo (ma il primo tuo lavoro che ho avuto il piacere di leggere) “I cinquanta nomi del bianco”, mi ha colpito la prosa che, senza cadere in un lessico forzato e ricco di orpelli, offre una narrazione ricca di sfumature ma sempre scorrevole. Come sei riuscito a raggiungere questo risultato, tenendo presente che leggendo alcuni scrittori (anche molto noti) potrebbe sembrare che per scrivere un romanzo giallo o noir sia necessario esprimersi come in un telegramma?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/i-cinquanta-nomi-del-bianco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-305" title="i cinquanta nomi del bianco" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/i-cinquanta-nomi-del-bianco.jpg" alt="" width="194" height="286" /></a>Anche a me piace l’essenzialità; non i telegrammi, ma uno stile asciutto e per questo faccio sempre un grosso lavoro di rilettura e “dimagrimento” del testo. Devo dirti che ho il terrore della retorica e dell’autocompiacimento. Spesso capita di scrivere e arrivare in fondo ad un periodo, ad una pagina e pensare “Cavolo! Ma ‘sta roba qui è proprio bella!”; quando mi capita, mi godo la sensazione del momento, la lascio lì a sedimentare, poi ci ritorno dopo un po’ e spesso l’impressione, alla rilettura, cambia. Sono molto attento a togliere il superfluo e l’enfatico, ma non mi piace nemmeno una pagina, come dire, minimalista, nel senso peggiore del termine. Credo che certe situazioni, certe emozioni vissute dai personaggi, debbano essere descritte nel modo più preciso possibile; talvolta è necessaria una sola parola, “la” parola, altre volte hai bisogno di un accordo, parlando in termini musicali, di una buona frase con una nutrita aggettivazione, per esempio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La domanda in chiusura non può che riguardare i progetti futuri. Nei mesi estivi sulla tua pagina dell’ormai onnipresente facebook davi annuncio della chiusura dell’ultima stesura del tuo nuovo romanzo. Puoi già darci la data di uscita? Hai già cominciato a lavorare a qualcosa di nuovo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Data di uscita? Per il momento proprio non lo so (spero di saperlo presto anche io). Purtroppo i “tempi editoriali” sono diventati tempi biblici. Appena saprò darò l’annuncio al mondo, cioè a Facebook. A parte gli scherzi non lo so davvero. Per quanto riguarda i progetti, ne ho un bel po’ in cantiere: due che viaggiano in parallelo, anche perché sono a stadi di lavorazione diversi e un altro che è ancora alla fase delle ricerche e documentazione; spero di non spaventare qualche possibile lettore, con tutta questa roba…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La qualità non ha mai spaventato nessuno Franco! Grazie della piacevolissima &#8220;chiacchierata&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Macchè il ritorno di Dylan Dog al cinema. È la prima volta che ci va.</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 12:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GianLuca Campagna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Marzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Gian Luca Campagna Alcuni giornali titolano ‘Il ritorno di Dylan Dog’. Al cinema, s’intende. Errato: l’affascinante indagatore dell’incubo creato nell’86 dal genio compreso di Tiziano Sclavi e pubblicato dalla [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Di Gian Luca Campagna</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/Dylan-Dog.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-290" title="Dylan-Dog" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/Dylan-Dog.jpg" alt="" width="252" height="360" /></a>Alcuni giornali titolano ‘Il ritorno di Dylan Dog’. Al cinema, s’intende. Errato: l’affascinante indagatore dell’incubo creato nell’86 dal genio compreso di Tiziano Sclavi e pubblicato dalla Bonelli non è mai approdato nelle sale cinematografiche. Il primo film a cui gran parte della stampa si rifà ora che il 16 marzo uscirà ‘Dylan Dog. Il film’ (e il titolo italiano è di modesta presa, per restare su livelli decenti di critica, altrimenti i toni coloriti da bar si sprecherebbero, anzichenò) è il celebre ‘Dellamorte Dellamore’, ve lo ricordate, no? Un film così e così di Michele Soavi, anno di grazia 1994, tirato fuori in piena Dylandogmania: gli attori erano il bel Rupert Everett (a cui Sclavi si ispirò effettivamente per creare l’indagatore dell’incubo) e la gnocca Anna Falchi, cioè l’ossessione donna. La trama: Francesco Dellamorte per campare fa il becchino e ha come spalla il grandioso Gnaghi (interpretato da un grandioso Francois Hadji Lazaro), così sulle fantastiche elucubrazioni di Sclavi in un paesino italiano di nome Buffalora i morti dopo 7 giorni si risvegliano come degli zombi, e così Francesco compie gli straordinari ammazzando il de cuius per la seconda volta. Ma questo è Dellamorte Dellamore, personaggio comunque slegato da Dylan, sebbene ci siano delle analogie, ma Sclavi in una rara intervista aveva ribattuto l’identità propria di entrambi i personaggi. Vabbè, veniamo al ‘primo’ film su Dylan. Innanzitutto,<a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/Dellamorte-Dellamore.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-288" title="Dellamorte-Dellamore" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/Dellamorte-Dellamore-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a> niente spalla. Cioè, manca Groucho Marx: troppi erano i diritti d’autore da pagare in Usa per sfruttare la sua immagine. Secondo: Dylan, come ogni buon personaggio di fumetti ci insegna ha un suo stile e un suo vestito; ebbene, stavolta è più casual di prima. Quindi scordatevi giacca nera su camicia rossa e blue jeans ivi comprese le Clark. Il problema è che gli sceneggiatori sono americani (i diritti per il film sono stati acquistati per un cremino e un litro di latte dalla Hyde Park Films e dalla Platinum Studios) e naturalmente l’americanata per un personaggio tutto italiano sebbene viva a Londra è dietro l’angolo di Craven Road. O meglio, di New Orleans. E sì, perché l’avventura del signor Dog (titolata ‘Dylan Dog: Dead of Night’. Geniale pure questo) è ambientata in una delle città più affascinanti e misteriose dell’America, anche se lo scontro con le forze del male è un’accozzaglia che farebbe storcere di sicuro il naso, gli occhi e probabilmente anche le palle ai fan italiani e provocherebbe un ciglio alzato di idiota interrogativo agli spettatori americani, che non conoscono bene Dylan: infatti, il Male è qui rappresentato da un’orda mix di lupi mannari, zombie e vampiri. E chissà che a sorpresa non ci siano pure la strega di Hansel e Gretel e Nessie direttamente da Loch Ness come guest star. Più che di ironia (la forza del fumetto Dylan Dog), chi ha visto l’anteprima del film parla di battute demenziali che non contribuiranno che ad accrescere anche la perplessità sulla scelta dell’attore di impersonare Dylan:infatti è Brandon Routh, muscoloso (sic! Dylan a <a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/dyl0001.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-289" title="dyl0001" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/03/dyl0001.jpg" alt="" width="229" height="300" /></a>malapena con un pugno stende il bucato&#8230;) interprete di Superman. Vabbè, direte voi: che fai, critichi ancor prima di essere andato a vedere il film, come fanno 8 critici su 10? No, ci mancherebbe. Ho espresso solo alcune perplessità. Poffarbacco. Va a finire che a questo punto ci ritroveremo a condividere una sintomatica frase di Francesco Dellamorte: «Darei la vita per essere morto». Con buona pace di zombi, vampiri e lupi mannari, presi tutti con una splendida retata in puro stile americano.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Barbara Baraldi: il gotico ha gli occhi di cristallo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 23:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Mundadori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Febbraio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Mundadori Inaugurare una nuova rubrica è sempre un&#8217;emozione, sopratutto se ci si trova per la prima volta in un ruolo nuovo, nel mio caso quello dell&#8217;intervistatore. Se poi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Fabio Mundadori</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-252" title="bb_2-300x298" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/bb_2-300x298.jpg" alt="" width="240" height="238" /></p>
<p style="text-align: justify;">Inaugurare una nuova rubrica è sempre un&#8217;emozione, sopratutto se ci si trova per la prima volta in un ruolo nuovo, nel mio caso quello dell&#8217;intervistatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi destinataria dell&#8217; intervista è una delle tue autrici preferite e si chiama <strong>Barbara Baraldi</strong>, bhe che altro chiedere per cominciare alla grande?</p>
<p style="text-align: justify;">Ciao Barbara, giusto il tempo di ringraziarti per la tua disponibilità e si comincia!</p>
<p style="text-align: justify;">Della serie chi la fa l’aspetti, non posso che iniziare con la domanda di rito: Chi è Barbara Baraldi quando non scrive?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Una ragazza come tante, credo, con un&#8217;insaziabile passione per la lettura e il cinema.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">A dispetto della tua duttilità creativa si tende a inquadrarti come scrittrice di gialli/noir/racconti gotici. Quanto ti riconosci in quest’ultimo aggettivo che riporta a storie e atmosfere dalle connotazioni ben precise?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Considerando che il primo libro che ho comprato da ragazzina coi miei soldi era una raccolta di racconti di Edgar Allan Poe, l&#8217;aggettivo &#8220;gotico&#8221; non mi dispiace affatto. Allo stesso tempo, quando scrivo, cerco di non condizionare in nessun modo la trama, e io stessa sono appassionata di generi di lettura molto diversi. Lascio che ad affibbiare a un romanzo un&#8217;etichetta sia l&#8217;editore, a seconda dello scaffale dove vuole che il libro compaia.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Restando in tema di “generi” quanta libertà ti hanno lasciato gli editori con i quali hai lavorato d’interpretare di volta in volta il genere che meglio si adattava a un certo romanzo? Ma soprattutto , secondo te, è ancora “corretto” parlare di generi in un panorama narrativo così contaminato come quello oggi a disposizione dei lettori?</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Credo che parlare di generi sia oggi più che mai corretto, al punto che le librerie, soprattutto quelle on-line, si stanno affollando di &#8220;sotto-generi&#8221;. La distinzione penso sia necessaria sia per i librai che per il lettore che desideri acquistare un romanzo che rispecchi i suoi gusti.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">I tuoi personaggi principali sono sempre perfettamente caratterizzati e riconoscibili. Ma se dovessi assegnare “l’oscar per il miglior personaggio NON protagonista” di tutti i tuoi romanzi, nelle mani di chi andrebbe la statuetta?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Non potrei mai farlo. Sono affezionata a tutti i miei personaggi e a ciò che rappresentano, o hanno rappresentato, nel momento in cui sono stata con loro.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La terra dove sei nata e i luoghi della tua vita emergono sempre dalle pagine delle tue storie , siano esse racconti o romanzi. Questo doppio filo che lega territorio e racconto richiama lo stesso ordito tipico delle fiabe e delle leggende , cosa ci puoi dire in proposito?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Sono appassionata di fiabe e curiosa ricercatrice delle tradizioni meno note del nostro Paese. Mi piace parlare della realtà che mi circonda, anche quando la trama poggia le basi sul fantastico. A un certo punto, mi è venuto spontaneo mettere insieme le cose.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Hai pubblicato da poco con Todaro Editore il volume Fiori Neri, un inedito mix tra fotografia e racconto, acquistabile solo sul sito dell’editore. Puoi parlarci della genesi di questa iniziativa?<a style="font-weight: bold;" href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/fiori-neri-cover.jpg"><img class="size-medium wp-image-251 alignright" title="fiori-neri-cover" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/fiori-neri-cover-270x300.jpg" alt="" width="216" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Quando mi ha chiamato l&#8217;editore per propormi il progetto, da appassionata di fotografia sono stata subito entusiasta. E trovo che le foto di Gianluca Bucci si sposino perfettamente con le atmosfere del racconto.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In generale la tua passione per la fotografia come influenza, se lo influenza, il tuo modo di raccontare?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Quando scrivo procedo a visioni. Per me è essenziale poter visualizzare in qualche modo ciò che sto descrivendo. E a volte una foto vista in una mostra o in una rivista mi suggerisce l&#8217;atmosfera giusta.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qui serve una risposta “di getto”, se ti chiedo di pensare al libro che hai letto e che ti è piaciuto di più, qual è il primo che ti viene in mente e perché?</p>
<p><strong><em>A istinto, il primo titolo che mi viene in mente è &#8220;Narciso e Boccadoro&#8221; di Herman Hesse.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Relativamente al panorama editoriale italiano, pensi che attualmente esistano più bravi scrittori o più bravi uomini di marketing? …..Puoi anche non rispondere <img src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Entrambe le cose richiedono una certa professionalità. E finora ho avuto la fortuna di collaborare con ottimi professionisti, anche nelle piccole case editrici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/Scarlett.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-254" title="Scarlett" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/Scarlett-200x300.jpg" alt="" width="160" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non può mancare la domanda sui progetti futuri. Hai di recente annunciato l’uscita del secondo volume della serie iniziata con Scarlett. C’è qualcosa d’altro all’orizzonte che puoi anticipare?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> Prima del secondo &#8220;Scarlett&#8221; con Mondadori, uscirà ad aprile per Castelvecchi &#8220;La bambola dagli occhi di cristallo&#8221;, la versione italiana per la libreria del romanzo che mi ha fatto conoscere in Gran Bretagna e negli Stati Uniti</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A presto Barbara e grazie ancora.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vlad Dracul &#8211; Racconto di Anna Grieco</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 22:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Filomena Cecere]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Febbraio]]></category>

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		<description><![CDATA[PREFAZIONE di Filomena Cecere. Come tutti sanno la figura leggendaria del Vampiro, nell’inquietante forma che noi conosciamo, è stata ideata dal medico John William Polidori nel 1816, nella notte in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-237" title="Mena" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/Mena-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p><strong>PREFAZIONE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Filomena Cecere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti sanno la figura leggendaria del Vampiro, nell’inquietante forma che noi conosciamo, è stata ideata dal medico John William Polidori nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1816">1816</a>, nella notte in cui Lord Byron invitò alcuni amici a Villa Diodati e li sfidò a creare il più bel racconto di paura. La scommessa fu vinta da <a title="Mary Shelley" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mary_Shelley">Mary Wollstonecraft Godwin</a> con il suo celebre <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frankenstein">Frankenstein</a></em> e dallo stesso Polidori, che da un frammento di una storia di Byron, quella notte scrisse il racconto <em>Il Vampiro</em>, pubblicato nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1819">1819</a>. Il suo più grande pregio fu quello di trasformare la figura folkloristica del Vampiro nel Non-morto aristocratico e sensuale che ancora oggi apprezziamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1897">1897</a> poi l&#8217;<a title="Irlanda" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Irlanda">irlandese</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bram_Stoker">Bram Stoker</a> riprese il mito del Vampiro e, ispirandosi al noto personaggio storico <a title="Vlad III" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vlad_III">Vlad III</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principe">Principe</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valacchia">Valacchia</a>, creò <em>Dracula</em> il più meraviglioso di tutti i romanzi gotici, portando al successo il personaggio oscuro, emblema di eleganza ed erotismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi i Vampiri stanno subendo un’ulteriore trasformazione: brillano alla luce del sole come nella nota saga di <em>Twilight</em> o si integrano nella società come nei romanzi <em>Il diario del vampiro</em>. Ibridi che snaturano l’essenza classica e mistica di un archetipo perfetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi come me ama il mito antico del Vampiro ecco un inedito racconto dalle forti tinte fosche che ne tracciano la genesi, l’origine.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vlad Dracul</em> di Anna Grieco è una storia che conosciamo, ma l’autrice svela l’intimità di un attimo. Il passaggio dalla vita ad una morte senza pace. L’attimo in cui il Conte Vlad, perfido impalatore, spira per svegliare nuovi sensi, più sanguinari e nefandi di quanto non lo fossero mai stati.</p>
<p style="text-align: justify;">Un linguaggio deciso e ombroso. Una narrazione viscerale e coinvolgente.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguro a tutti una buona lettura, affinché la quintessenza del fantastico possa risvegliare in voi istinti sopiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VLAD DRACUL</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Anna Grieco.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il suo nome l&#8217;avevano odiato, temuto e venerato. Per i suoi compatrioti era stato un eroe, per i suoi nemici una maledizione, e per se stesso una sfida. Si, perché era stato l&#8217;unico temerario ad aver sfidato la morte e ad aver trionfato su di essa, stringendo un patto con Lucifero in persona. Il sovrano dell&#8217;inferno temeva di perdere la corona una volta che lui avesse varcato le soglie del suo impero, così aveva fatto in modo che ciò non accadesse, ma a lui stava bene così, almeno per il momento. Aveva un&#8217;eternità davanti adesso, e ciò che aveva compiuto sino ad allora sarebbe stato nulla a confronto di ciò che stava per avvenire.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-234 alignright" title="vampire" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/vampire-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per consolidare il suo potere si era macchiato di atroci crimini, consapevolmente e indifferente alle urla di agonia</p>
<p style="text-align: justify;">delle sue vittime, e mentre i corpi martoriati di centinaia di migliaia tra uomini, donne e persino bambini, venivano trafitti, guadagnandosi il titolo di &#8220;Impalatore&#8221;. Beandosi di quello scenario di morte aveva banchettato, osservando quegli insulsi esseri che avevano osato contrariarlo, o rei unicamente di esistere, morire lentamente o contorcersi sugli aguzzi pali per accelerare la loro dipartita, ormai oltre ogni limite di follia e dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era il principe di Valacchia, Vlad Dracul, colui che, solo, aveva sconfitto i turchi invasori in innumerevoli battaglie, ma due giorni orsono la mano mortale del suo nemico era riuscito a raggiungerlo, dove mai avrebbe potuto immaginare che potesse accadere.</p>
<p style="text-align: justify;">Era stato tradito da alcuni dei suoi stessi soldati, quei boiardi che aveva creduto fedeli fino a quando non gli si erano rivoltati contro, come delle serpi covate in seno.</p>
<p style="text-align: justify;">L’avevano sorpreso su quell’altura maledetta, e in dieci gli avevano inferto il colpo mortale, credendo che il triste sudario della morte avrebbe annientato una volta per tutte la sua memoria. Stolti! La sua scomparsa era solo momentanea: era appena all’inizio di una nuova esistenza, ma questo naturalmente loro non potevano saperlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre lune! Aveva detto Lucifero, poi sarebbe resuscitato dalla morte con poteri inimmaginabili, quelli che gli erano stati promessi quando aveva accettato l’accordo con l’angelo caduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Vlad già avvertiva il cambiamento in sé, il sangue si era tramutato in ghiaccio nelle vene, e il suo corpo era divenuto duro e compatto, come il granito che avrebbe dovuto rivestire la sua tomba.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sue spoglie mortali avrebbero dovuto riposare nel cimitero di Snagov, nel monastero che sorgeva su una piccola isola sul lago omonimo: questa era stata la sua volontà, ma invece si era trattato di uno specchietto per le allodole servito a mascherare l’inganno perpetrato nei confronti dei suoi sudditi, perché in gran segreto aveva preso accordi affinché il suo corpo fosse tumulato altrove.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva organizzato tutto sin nei minimi dettagli: era stato seppellito in territorio sconsacrato, in una semplice buca scavata nella nuda terra. L’unico ornamento di quel sepolcro erano degli alberi scheletrici e i vermi che facevano da sentinelle, aspettando invano di poter banchettare con le sue carni putrescenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alexandru stava vegliando il suo sonno; il capitano del suo esercito era l’unico uomo del quale si fidasse ciecamente e ciò non aveva nulla a che vedere con la promessa della vita eterna di cui l’aveva fatto partecipe, gli aveva dimostrato in più di un occasione quale onore fosse per lui poter servire il suo principe, ed era per tale motivo che l’aveva scelto.</p>
<p style="text-align: justify;">Vlad aprì gli occhi. Buio impenetrabile davanti a sé, ma era normale. I suoi sensi amplificati erano all’erta: poteva udire il ticchettio della pioggia cadere sulla terra tre metri sopra la sua testa, e il cupo lamento di un lupo risuonò nella notte emettendo il suo lugubre richiamo di morte, seguito dal fragore di un tuono.</p>
<p style="text-align: justify;">Tastò le pareti intorno a sé, misere tavole di legno racchiudevano un angusto spazio, mentre l’odore di terra bagnata permeava le narici particolarmente sensibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Si inumidì le labbra screpolate, secche, poi passò un dito sulle gengive sensibili, avvertendo subito qualcosa di insolito: adesso due canini allungati e appuntiti gli spuntavano dalla bocca, e la sua gola ardeva come fuoco, domandando di essere placata.</p>
<p style="text-align: justify;">Era giunto il momento ormai, il cambiamento era completo e lui poteva nascere a nuova vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Vlad distese le braccia, e con un unico fluido movimento spinse le palme verso l’alto, disintegrando letteralmente le assi che inchiodavano saldamente la sua bara. Dopo scavò nella terra con le unghie, fino ad aprirsi un varco, infine emerse dalla buca proprio mentre una folgore illuminava a giorno la radura nascosta nel folto della foresta romena, rivelando la sua pallida figura, bagnata dalla pioggia insistente.</p>
<p style="text-align: justify;">“Mio principe!” fu l’esclamazione di Alexandru quando raggiunse il suo signore, e lesto si inginocchiò al suo cospetto, chinando il capo in segno di sottomissione.</p>
<p style="text-align: justify;">“Mio fedele amico, hai svolto bene il tuo compito, e io manterrò la promessa che ti ho fatto!” esordì con la sua voce autoritaria prima di aiutarlo a rialzarsi. “Tuttavia la mia vendetta ha la priorità: ucciderò quei figli di cagna che hanno osato levare le loro empie spade su di me!” dichiarò con un feroce sibilo che fece accapponare la pelle del soldato, seppure sul campo di battaglia avesse avuto modo di sperimentare le più crudeli efferatezze.</p>
<p style="text-align: justify;">“Come il mio signore desidera …”, annuì il capitano con deferenza, “ma come farete a raggiungerli? Ormai avranno varcato il confine!”</p>
<p style="text-align: justify;">“La distanza non riuscirà a salvarli dalla mia ira, sta’ sicuro! L’oscurità sarà il mio mantello d’ora in avanti, e il sangue dei nemici il mio sostentamento! Tutti si prostreranno davanti a me, e il mio nome diverrà leggenda! Io sono Vlad Dracul!!!” disse, e le sue parole furono accompagnate da un cupo clangore. Dopo, semplicemente, non c’era più, aveva allargato le pieghe del manto che gli ricopriva le spalle ed era svanito nell’aria, lasciandosi dietro un presagio di morte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BIOGRAFIA DELL’AUTRICE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/anna-grieco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-231" title="anna grieco" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/anna-grieco-245x300.jpg" alt="" width="172" height="210" /></a>Anna Grieco</strong>, 38 anni, è moglie e madre di 4 splendidi bambini. Scrive da quando era ragazzina. Nata a Barletta il 16 Ottobre del 1972, ha da poco pubblicato il suo primo romanzo dal titolo <em>Amore al di là del tempo</em> con la casa editrice Linee Infinite Edizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha scritto diversi racconti per alcune antologie tra cui <em>Quando la noia uccide</em>, pubblicato nell’antologia “365 Storie Cattive” e il <em>Cielo in una stronza</em>, nell’antologia omonima. Prossimamente uscirà un tascabile, edito da GDS Edizioni, <em>Lacrime di sangue </em>per la collana Il cigno.<em> </em></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>I Carnevali barbaricini nei racconti/reportage di ‘Carnevale di sangue’</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 19:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GianLuca Campagna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Febbraio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giornalista e scrittore Gian Luca Campagna e il fotoreporter Roberto Gabriele presenteranno in Sardegna ‘Carnevale di sangue’ (edizioni Ego, 164 pagine, 22&#215;22, costo euro 25). Nel calendario stilato il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/Carnevale-Di-Sangue_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-221" title="Carnevale Di Sangue_" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/Carnevale-Di-Sangue_-300x262.jpg" alt="" width="300" height="262" /></a><br />
Il giornalista e scrittore Gian Luca Campagna e il fotoreporter Roberto Gabriele presenteranno in Sardegna ‘Carnevale di sangue’ (edizioni Ego, 164 pagine, 22&#215;22, costo euro 25). Nel calendario stilato il libro verrà presentato venerdì 25 febbraio a Sassari presso la libreria Azuni, sabato 26 febbraio a Nuoro aprirà il calendario degli eventi carnevaleschi presso il Museo di Arte contemporanea, col patrocinio dell’amministrazione comunale e l’intervento dell’antropologa Dolores Turchi. Il libro ‘Carnevale di sangue’ raccoglie un ricco reportage effettuato dal fotoreporter Gabriele e dal giornalista Campagna seguendo i Carnevali barbaricini e del Campidano. I due hanno girovagato per due anni durante i Carnevali di queste ancora selvagge zone della Sardegna e ne hanno tirato fuori un ritratto crudo e reale, ricco di immagini suggestive, corredate da un testo che però si discosta da quello del reportage e che abbraccia il mondo della narrativa, dato che i 7 Carnevali ritratti lo sono attraverso 7 racconti. Quindi i due hanno confezionato un libro di raro impatto, interamente a colori, dove vengono ‘raccontati e narrati’ 7 Carnevali di grande fascino come sono quelli di Austis, Mamoiada, Ottana, Bosa, Lula, Lodine e Oristano. La novità e l’originalità dell’opera è che i Carnevali non sono accompagnati soltanto da una ricca carrellata di fotografie ma anche da racconti in cui si respirano le atmosfere di questi particolari riti così lontani dal carnevale comunemente inteso: infatti, Campagna partendo dal ‘giornalismo gonzo’ di Hunter Thompson ha piegato i reportage in racconti, trasformando la cronaca in narrativa, utilizzando un linguaggio e uno stile romanzati seppure vicinissimi alla realtà sarda. «La vera letteratura da viaggio è questa: raccontare un territorio con le fotografie attraverso il racconto bandendo la classica e mera cronaca giornalistica, inventando ad arte una storia dove il lettore è catapultato in quel Carnevale sentendo odori e suoni tipici e caratteristici di quei territori», ha detto Campagna. Nei Carnevali sardi infatti di ludico non c’è nulla, ma piuttosto ecco un Carnevale tragico e cupo, intriso di dolore e pianto perchè legato al mito della morte e della rinascita del dio della natura, Dioniso. Le maschere questo celebrano: commemorano questo Dio propiziando il rito della fertilità della terra che risorge a primavera.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inchiostro noir pulsa e vive nelle vicende che muovono i personaggi, dove vittima e carnefice si fondono, dove il tempo scorre lento e veloce ma che muta sempre i destini di protagonisti e comprimari. Il Quaderno tocca 7 Carnevali dalle radici remote: a Bosa un convegno con riuniti gli autori del giallo italiano fa da cornice al ritorno della precorritrice dell’eutanasia (‘Sa accabadora); a Ottana boes, merdules e filonzana scandiscono la visita di un ispettore alle prese con l’inquinamento del Tirso (Il filo della vita); a Lula, primi del ‘900, il rito arcaico della fecondazione della terra col sangue dei battileddos si fonde con le disperate rivendicazioni dei minatori (Madre Terra); a Lodine sas umpanzìas corrono di casa in casa scandendo rime e imbattendosi in chi al Cannonau preferisce il sangue (La malattia del vampiro); ad Austis, 1970, un medico messicano, alla vigilia dei Mondiali di calcio, si imbatte nell’usanza dei colonganos di sacrificare lo scemo del villaggio per ottenere un buon raccolto (Corbezzolo, unum tantum edo); nella Sartiglia di Oristano semidèi, cavalli e cumponidori si sfidano a ritmi di tamburi e trombe ma niente è come sembra (Febbre da cavallo); a Mamoiada, Mamuthones e Issohadores mettono a nudo i sentimenti borghesi della coppia protagonista (Il rito della verità).</p>
<h2><span style="color: #888888;">Gli appuntamenti: il 25 a Sassari e il 26 a Nuoro</span></h2>
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		<title>Esistenze a scomparsa</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 16:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GianLuca Campagna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Febbraio]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Gian Luca Campagna Giornali che grondano sangue per chi scrive di nera in questi giorni. Passando per il morboso delitto di Avetrana, soffermandoci sulla misteriosa scomparsa di Yara nel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Gian Luca Campagna</strong></p>
<p><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/Who-killed-Laura-Palmer.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-186" title="Who killed Laura Palmer" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/Who-killed-Laura-Palmer-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Giornali che grondano sangue per chi scrive di nera in questi giorni. Passando per il morboso delitto di Avetrana, soffermandoci sulla misteriosa scomparsa di Yara nel Bergamasco, riflettendo sulla morte dai contorni diafani e torbidi di Elisa Benedetti nella brughiera di Casa del Diavolo (toh!) nella periferia perugina, ecco servito sulle pagine d’inchiostro caldo e di piombo fuso la drammatica e agghiacciante vicenda di Matthias Shepp, l’ingegnere franco canadese, che mollato dalla moglie, ha riversato odio e frustrazione sulle due figliolette di 6 anni, Alessia e Livia. Quello che ha tenuto tutti col fiato sospeso su questa triste vicenda è il folle viaggio verso la morte di un uomo distrutto dai sentimenti, azzerato ormai nella vita per un amore che credeva eterno e che invece è stato –una volta consumato- la stura per una lucida follia, pazzia esplosa con un disegno criminale da far rabbrividire anche chi si è assuefatto rispetto alle architetture narrative di Cornell Woolrich. Ma andiamo con ordine. I fatti sono noti: l’uomo ha prelevato dalla (ex) moglie le bambine come accordi per il fine settimana, poi però ha tirato diritto e ha ripercorso il viaggio dell’amore con la morte nel cuore, facendo tappa in quelle località che avevano visto felici lui, le due gemelline e la moglie Irina. Si è imbarcato per la Corsica, dove presumibilmente ha sepolto le piccole, forse avvelenate da come si evince dal testo di una lettera inviata alla consorte, poi è rientrato in Italia e in auto è giunto sulla costiera amalfitana per poi andare a suicidarsi sulle rotaie di Cerignola. Tutto qua è noto. Ma passiamo a quella che in narrativa personalmente azzardo come la ‘terza ipotesi’, che prende ampio spunto dal concetto del ‘pensiero laterale’, tirato fuori dallo psicologo maltese Edward De Bono, fondato sulla risoluzione dei problemi attraverso differenti angolazioni: se la soluzione diretta si fonda sulla logica sequenziale, affidandosi alle riflessioni immediate e che sembrano più ovvie, il pensiero laterale va oltre e per arrivare alla soluzione si cercano altri punti di vista, differenti e alternativi. Ecco, appunto. Un’ipotesi che va oltre le prime due, scontate, banali e ovvie. E così viaggiamo con la fantasia, discostandoci dal macabro che è il leitmotiv di questa storia. E se Schepp nella sua lucida follia in realtà non si sia mai suicidato? E se ha stordito un vagabondo incontrato nel suo peregrinare con le sue caratteristiche fisiche e lo ha poi gettato sui binari per renderlo irriconoscibile, dopo avergli messo in tasca tutti i suoi effetti personali? Fino a qui tutto potrebbe filare (compreso il cadavere del fu Schepp/Mattia Pascal). Mentre Schepp inscenava la sua morte aveva già messo al sicuro le bambine in un villaggio inaccessibile della Corsica (e ce ne sono, in quella zona così savage). Oggi, mentre apprende da un suo complice, un pastore rozzo e analfabeta, che la moglie sta soffrendo per tutti questi tragici misteri, gioca con le figliolette.</p>
<p>Tutti, per Alessia e Livia, vorremmo che fosse andata così.</p>
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		<title>Francesco Falconi: l’uomo e lo scrittore</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 15:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Filomena Cecere]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Febbraio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Filomena Cecere. Intervistai Francesco Falconi nel settembre del 2009, per la rubrica Fantamix che all’epoca era online sul sito di Giallolatino. Vorrei quindi inaugurare la nuova veste grafica della [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/Francesco-Falconi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-44" title="Francesco Falconi" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/Francesco-Falconi-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>di Filomena Cecere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Intervistai Francesco Falconi nel settembre del 2009, per la rubrica Fantamix che all’epoca era online sul sito di Giallolatino. Vorrei quindi inaugurare la nuova veste grafica della rubrica e il nuovo sito <em>I duri della palude</em> proprio con un’altra intervista allo stesso Falconi.</p>
<p style="text-align: justify;">È passato del tempo e lo scrittore ha arricchito le nostre librerie domestiche con accattivanti romanzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciao Francesco, grazie per aver accettato il mio invito.</p>
<p style="text-align: justify;">Moltissimi appassionati conoscono i tuoi romanzi, ti seguono sul tuo blog e su facebook. Praticamente di te sappiamo tutto o quasi. Raccontaci però chi è Francesco nella vita quotidiana. Sei il ragazzo della porta accanto o uno scrittore solitario? Quali sono i tuoi hobby oltre alla lettura e quale è il tuo carattere (senza tralasciare pregi e soprattutto difetti)?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Sono il ragazzo della porta accanto, in particolare dell’interno 5 e 6, e lo scrittore solitario, eccezion fatta per la compagnia di Virgola, il mio cane. Be’, la scrittura non è più un hobby, ma un lavoro. Idem per la lettura, che è un piacere ma anche una palestra. A tal proposito, gli hobby principali sono la palestra e il cinema. Ho provato anche il bricolage, ma con pessimi risultati. Ah, e il giardinaggio, prima che tutto si trasformasse in desertificazione. Dai, parliamo dei difetti, che sono più interessanti. Tipo essere lunatico, nevrotico, impulsivo. Il che rende tutto comico.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sei un prolifico scrittore di fantasy e urban. Fin dal tuo esordio con la trilogia di <em>Estasia </em>e in seguito con la bilogia<em>Prodigium</em>, ci hai abituati a romanzi con trame sempre più complesse, ricche di personaggi che intrecciano le loro vite talvolta in maniera enigmatica. È il caso di <em>Gothica</em>, <em>L’aurora delle streghe</em> e <em>Nemesis</em>. Come nasce in te l’idea per un nuovo romanzo? E come la sviluppi? Come crei gli intrecci narrativi riuscendo sempre ad essere al passo con le mode letterarie del momento e i gusti dei lettori?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>L’idea nasce sempre quando meno me lo aspetto. Difficile stabilire una fonte di ispirazione univoca: può essere un viaggio, un incontro, un evento, una situazione particolare, una scena di un film. Scrivo l’idea grezza, la lascio riposare un po’. Se dopo quel lasso di tempo ancora mi convince, scrivo il progetto: dalla sinossi ai personaggi. Se ancora supera l’usura del tempo, passo al plot. Quindi alla stesura.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Tutto è abbastanza semplice e naturale: non mi costringo a cavalcare le mode, ma seguo semplicemente l’istinto e i miei gusti che, spesso, sono in linea con ciò che mi accade attorno. Sì, tengo in considerazione i miei lettori, anche se quasi sempre li ho abituati a continui sbalzi di stile e di temi trattati, nonché di genere narrativo.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pubblichi con diverse case editrici. Quali sono i criteri con cui valuti una casa editrice idonea al tuo progetto?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In primis il catalogo e la forza editoriale. Quindi una personale simpatia per l’editore. Terzo punto, che stravolge i due precedenti, il progetto stesso. Dopo averlo presentato, sono lieto di discuterne con l’editore e di capire quali sono le modifiche e l’editing che è intenzionato a fare. Ritengo che il confronto sia necessario per migliorare il testo e superare i limiti che da solo non sarei mai in grado di scorgere. Se però l’editore ha un altro piano in mente, che snatura lo spirito del libro, allora preferisco soprassedere. Per esempio, chi mi ha chiesto di trasformare Nemesis in un romanzo per bambini lo sa bene.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Penso che non sia facile conciliare il tuo lavoro da ingegnere delle telecomunicazioni con la scrittura, quando torni stanco a casa dopo una giornata dura e soprattutto ritrovando Virgola, la tua adorabile cagnetta, che pretende giustamente le tue attenzioni. Quale è il tuo segreto?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La giratempo. Pensi davvero che l’abbia inventata la Rowling? Lei ha solamente descritto un famoso manufatto apocrifo. Come la pietra filosofale, che ancora devo trovare però.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è una domanda a cui vorresti rispondere che però non ti hanno mai fatto?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Direi di no: in effetti mi hanno chiesto di tutto tra interviste e presentazioni. Dalla mia denuncia dei redditi alla marca dei boxer che indosso. Nice to have.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra qualche mese uscirà un tuo saggio, un prodotto nuovo rispetto a quello a cui siamo abituati. E sappiamo che stai lavorando al seguito di Nemesis. Puoi darci qualche informazione in più su questi due progetti? Ne hai altri a cui stai lavorando?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Sì, fra qualche mese uscirà la biografia di Madonna sempre per Castelvecchi, ancora però non so fornire una data sicura. Invece il seguito di Nemesis sarà pubblicato dopo l’estate, probabilmente agli inizi di Ottobre. Ci saranno molti stravolgimenti rispetto al volume precedente, e qualche sorpresa che per adesso non svelo.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In questo momento sto lavorando a due altri progetti: uno a quattro mani e uno per adulti. No comment </em></strong><strong>J</strong><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie Francesco per la tua grande disponibilità e la tua spiccata ironia.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Torpedo 1936</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 16:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Mundadori]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Febbraio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Mundadori. Cosa succederebbe se Callaghan fosse un killer nell’ America degli anni 30? E se fosse anche talmente scarso da non riuscire nemmeno nel delitto imperfetto? E’ quello [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-65" title="TORP01_2" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/TORP01_2-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" /></p>
<p><strong>di Fabio Mundadori.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa succederebbe se Callaghan fosse un killer nell’ America degli anni 30? E se fosse anche talmente scarso da non riuscire nemmeno nel delitto imperfetto? E’ quello che deve essersi chiesto Sànchez Abulì quando per la rivista horror spagnola <em>Creepy</em> crea il gangster più scalcinato e sgrammaticato della storia del fumetto meglio noto come Torpedo al secolo Luca Torelli. Il cognome ne certifica la nascita italiana mentre l’infanzia difficile all’ ombra di Vittorio Torelli, padre ubriacone, ne segna la carriera da canaglia. Non a caso, da vero bambino prodigio, muove il primo passo nel mondo del crimine proprio assassinando il genitore. Nonostante questi ottimi presupposti ed il promettente cognome della madre, Petrosino, Luca Torelli resterà sempre un tirapiedi, una mezza calzetta. Ma questo non gli impedirà di vivere le proprie avventure comparendo sulle pagine delle riviste di fumetto più prestigiose in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il colpo di genio di Abulì è proprio quello di affidare il ruolo di protagonista a chi nello schema classico dell’ avventura a fumetti appare normalmente nella veste di comparsa.</p>
<p style="text-align: justify;">In Torpedo 1936, titolo completo della serie, Abulì pesca a piene mani nelle atmosfere e negli stilemi dell’Hard Boiled americano riuscendo a mantenere una propria indiscutibile originalità. Grazie anche alla sottile ironia ed al caustico cinismo che sprigiona dalla sua penna, l’autore confeziona situazioni decisamente innovative se paragonate ad esempio agli scenari del capolavoro di Frank Miller, Sin City, il quale parte da presupposti simili.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima storia del Febbraio 1982 è affidata al tratto classico e pulito, quasi Eisneriano, del grande disegnatore americano Alex Toth il quale mostra però fin d</p>
<p><img class="size-medium wp-image-63 alignright" title="bernet" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/bernet-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></p>
<p style="text-align: justify;">a subito uno scarso feeling con il personaggio abbandonandolo dopo la seconda uscita. A proposito di questo repentino abbandono Abulì ebbe a dire in seguito <em>“Il problema con Toth è stato quello di non esserci capiti. Lui voleva disegnare la vita di un gangster molto buono e io volevo raccontare la vita di un gangster molto cattivo”</em>. Per lo spagnolo Jordi Bernet, chiamato a colmare il forfait dello statunitense, è invece amore a prima vista. Nelle sue mani Torpedo si appropria delle sembianze di Clint Eastwood ed alterna con una naturalezza disarmante la canottiera al doppiopetto, compiendo ogni genere di azione con una sigaretta da duro perennemente incollata alle labbra. Il tutto, ovviamente, in compagnia dell’ onnipresente automatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Torpedo di Abulì-Bernet non sa cosa sia la suspense, non aspetta a sparare: spara. Non pensa a come colpire, l’ha già fatto. In ogni storia, situazioni forti e linguaggio non certo da educanda, evocati dalla voce narrante di Luca Torelli, sembrano voler gareggiare con il tratto sporco di Bernet nella capacità di graffiare l’immaginazione del lettore.</p>
<p style="text-align: justify;">Accompagna Luca Torelli, nelle scorribande lungo le strade di una New York nel pieno della <em>Grande Depressione</em>, Rascal complice, spalla ed incredibilmente ancora più inetto ed idiota</p>
<p style="text-align: justify;">Torpedo nel 1986, dopo un crescendo inarrestabile di gradimento e consensi da parte del pubblico di molti paesi del mondo, si aggiudica il prestigioso premio <em>Angoulême per il miglior fumetto internazionale</em> restando, ad oggi, forse il miglior esempio di connubio tra fumetto e noir.</p>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;IDENTIKIT</strong></div>
<p><img class="size-medium wp-image-64 alignleft" title="20070526torpedo" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/20070526torpedo-154x300.jpg" alt="" width="154" height="300" /></p>
<div style="text-align: justify;"><strong>Nome: </strong>Luca</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Cognome:</strong> Torelli</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Alias:</strong> Torpedo</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Nato a: </strong>località ignota &#8211; Sicilia</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Il:</strong> data ignota</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Padre:</strong> Vittorio Torelli</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Madre:</strong> Luciana Petrosino</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Territorio di competenza:</strong> New York</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Attività:</strong> Pestaggi, omicidi, estorsioni e rapine</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Passatempi</strong>: donne</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Vizi:</strong> donne</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Compagnie preferite: </strong>(nell’ ordine) “il ferro”, le donne e Rascal (quell’ idiota del suo amico)</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Frase tipo: </strong>«Sono un po’ duro d’orecchi&#8230; Un tipo sordido come si dice»</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>CARRIERA ARTISITICA</strong></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Autore: </strong>Enrique Sànchez Abulì (Palau del vidre 20/2/1945)</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Disegnatori: </strong>Alex Toth (New York 25/06/1928 &#8211; 27/05/2006 ), dalla terza storia Jordi Bernet (Barcellona 14/06/1944)</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><strong>Prima apparizione: </strong>Febbraio 1982 sul n° 32 di Creepy</div>
</div>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Dialoghi con la luna: quattro scrittrici nella notte</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 15:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lucia Viglianti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Febbraio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Lucia Viglianti. Quattro donne sentivano il bisogno di costruire un tempo comune legato alla scrittura, identificando la notte come musa ideale, portatrice di richiami e respiri che il giorno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #888888;"><a href="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/dure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-125" title="dure" src="http://fabiomundadori.it/wp/swamped/files/2011/02/dure-300x129.jpg" alt="" width="300" height="129" /></a></span></h2>
<p><strong>di Lucia Viglianti.</strong></p>
<h2 style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; font-weight: normal;">Quattro donne sentivano il bisogno di costruire un tempo comune legato alla scrittura, identificando la notte come musa ideale, portatrice di richiami e respiri che il giorno nasconde. Pamela Mironti, Filomena Cecere, Barbara Renzelli, Lucia Viglianti si sono viste così a fine giugno, al tramonto, hanno mangiato insieme e subito dopo, ben decise all’esperimento, sistemati i portatili sul tavolo, hanno stabilito di scrivere, entro l’alba, quattro racconti in “parallelo”, ciascuna assolutamente libera nello stile e nei personaggi. Unica regola comune: l’ambientazione notturna, la presenza della luna, suggestiva testimone delle storie, un appuntamento mancato, un ritrovarsi lungo il mare ai primi bagliori del giorno. Per ore, intorno, solo il silenzio della notte e il ticchettio sulle tastiere, lo sguardo serio e concentrato. A mezzanotte una prima pausa: ognuna ha letto il suo pezzo, prime riflessioni, aggiustamenti di tiro. Poi di nuovo sulla scrittura, caffè e liquore al cioccolato, i cani di Mena a dormire sotto il tavolo. Silenzio. Ai primi chiarori dell’alba, ai repentini versi di uccellini, leggono gli scritti, le voci arrochite dal sonno, ma felici dell’esito, e si danno un nuovo appuntamento, un mese dopo, questa volta sul mare, a passeggiare, per poi tornare a riflettere su quanto scritto e darsi ancora un appuntamento, dove il dialogo con la luna sarà scritto a otto mani. Quattro scrittrici, che hanno dato vita ad altrettanti personaggi, due che scendono dai Monti Lepini, due appartenenti al paesaggio dell’Agro Pontino. Ognuno di essi solo e incerto al limite del bosco: storie di abbandono, violenza, dolore cupo, esclusione, punizione, che le donne portano su di sé da sempre, da sciogliere insieme. Una sorta di quattro musicanti di Brema, “una vicino all’altra”, il cui valore quadruplica nello scegliere una svolta comune, quando i personaggi e le loro storie, inseguendo un misterioso richiamo e guidati dalla luna, si incontreranno, cambiando in seguito aspetto ed ambientazione e mantenendo però le identità originarie. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Chissà se troveranno una Banda di Brema editrice. Ma loro<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>continueranno comunque, avendo compreso l’importanza di un lavoro corale, del confronto e dell’appartenenza. </span></h2>
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